.y un buen dia decides..
..nei bagni si sente 'la vie en rose' in lontananza, rimbomba come un suono ovattato ma distinguo le parole, solo nell'ultimo bagno in fondo però, quelli più vicini all'ufficio sono silenziosi di musica e nervosi di vocíi in 8 lingue e ticchettíi di tastiere, pure le tastiere sono in 8 lingue. Chè prova un pò a scrivere caratteri scandinavi da una tastiera spagnola...e boh. E insomma è un sabato lavorativo e a dirla tutta sto lavorando tanto pure oggi, e però sono contenta perchè è tutto tranquillo, siamo in pochi senza i grandi capi e sono pure contenta perchè mi riescono bene le cose e mi rispetto i tempi e le tabelle di marcia e le priorità e riesco a trasformare ogni aspetto di questo lavoro (di merda) per una multinazionale (di merda) con un falso spirito buonista americanoide (e di merda) in una continua sfida con me stessa. Puntualmente mi supero e la cosa mi piace, giacchè i pareggi mi stanno antipatici e perdere non è previsto dal vocabolario.
E insomma, oggi c'è pure una bella giornata dopo settimane autunnali...fuori c'è il sole e si sta bene chè non c'è molta gene, pochi turisti...perchè sarà che non ci sono turisti oggi in giro per barcelona?
E insomma, sono pure contenta perchè oggi parto.
Credo che questo sia il primo, e anche l'ultimo, post vero che scrivo.
Buon viaggio.
..e ritrovarsi ancora una volta a sentirsi mancare la terra sotto i piedi e però non volerci pensare perchè trovi un appiglio...e avere l'ennesimo dejà-vu cuando scrivi questa cosa e ricordare perfettamente che l'hai davvero già scritto e l'hai scritto esattamente così. E sapere stavolta che l'appiglio è illusorio o momentaneo o semplicemente sbagliato pure se l'avevi già visto, che stava lì, prima del terremoto. E il fatto è che uno dovrebbe evitarli a prescindere gli appigli, e lasciarsi ingoiare dalla tempesta di sabbia e terra e sprofondare e punto. E non passare le mattine a immaginarsi i turbini e il vento con la colonna sonora di una fisarmonica klezmer per poi tornare al bar a chiacchierare amabilmente di cazzate davanti a un cortado e prendere appuntamenti per lo shopping del venerdì.
| « ...E intorno a noi il timore e la complicità di un popolo. Quel popolo che disprezzato da regi funzionari ed infidi piemontesi sentiva forte sulla pelle che a noi era negato ogni diritto, anche la dignità di uomini. E chi poteva vendicarli se non noi, accomunati dallo stesso destino? Cafoni anche noi, non più disposti a chinare il capo. Calpestati, come l'erba dagli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo. Molti, molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni. Le loro rivoluzioni. Ma libertà non è cambiare padrone. Non è parola vana ed astratta. È dire senza timore, È MIO, e sentire forte il possesso di qualcosa, a cominciare dall'anima. È vivere di ciò che si ama. Vento forte ed impetuoso, in ogni generazione rinasce. Così è stato, e così sempre sarà... » | |
Carmine Crocco, brigante. |
..in fondo so che merita due parole, o quattro, o dieci, o di più molte di più o nessuna in assoluto...perchè parlare è troppo..e poi, e poi bisognerebbe scegliere una lingua. ¡Claro! bisogna sempre dirlo in qualche lingua. Finisco per tacere con me con lui e con tutti e mi tengo il silenzio e questi ricordi di poche ore e qualcuno vi ha mai ringraziato for all the beautiful memories? Vi assicuro che vi commuovereste anche voi, forse non fino alle lacrime, forse non al punto da voler scappar via prima dei saluti, forse non al punto da andare senza voltarsi per non cedere alla tentazione teatrale del tornare indietro, del correre indietro con gli occhi lucidi a braccia spalancate per sussurrare I will never forget...ma si, sono certa che il più cinico tra voi si commuoverebbe. E poi correrebbe alla panaderia all'angolo dell'alaya a chiedere un burek di carne, ché inizia il ramadan.


Avevano parlato a lungo di passione e spiritualità.
E avevano toccato il fondo della loro provvisorietà.
Lei disse sta arrivando il giorno,
chiudi la finestra o il mattino ci scoprirà.
E lui sentì crollare il mondo,
sentì che il tempo gli remava contro,
schiacciò la testa sul cuscino,
per non sentire il rumore di fondo della città.
Una tempesta d'estate lascia sabbia e calore.
E pezzi di conversazione nell'aria e ancora voglia d'amore.
Lei chiese la parola d'ordine, il codice d'ingresso al suo dolore.
Lui disse "Non adesso, ne abbiamo già discusso troppo spesso,
aiutami piuttosto a far presto,
il mio volo lo sai partirà tra poco più di due ore.
Sentì suonare il telefono nella stanza gelata
e si svegliò di colpo e capì di averla solo sognata.
Si domandò con chi fosse e pensò "E' acqua passata".
E smise di cercare risposte, sentì che arrivava la tosse,
si alzò per aprire le imposte,
ma fuori la notte sembrava appena iniziata.
Due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai.
Potranno scegliere imbarchi diversi, saranno sempre due marinai.
Lei disse misteriosamente "Sarà sempre tardi per me quando ritornerai".
E lui buttò un soldino nel mare, lei lo guardò galleggiare, si dissero "Ciao!"
per le scale e la luce dell'alba da fuori sembrò evaporare.
..ché poi le persone sono come sono, ché sarebbe bello fidarsi di tutti e amare tutti e trovarsi davvero nella terrazza di un cafe parigino in questo momento con questa stessa musica la fisarmonica dolce dolce e immagini di nuvole azzurre e verdi e tutti con gli occhi sognanti e sorridenti ed essere in pace col mondo e invece no! E aver voglia di fare la guerra a tutto e tutti, e lottare e arrabbiarsi e urlare a forza di maiuscole senza che la tua coscienza pensi, da ferma, che, poi, le persone sono come sono e quindi che senso ha l'astio...perchè tante energie sprecate in battaglie inutili e solforose (solforose?:)) invece che in sogni ad occhi aperti di gerani rossi e strade lastricate e musica avvolgente?
Ché poi le persone sono come sono, e quelli che non ti piacciono li lasci lì da parte e se proprio devi fingere fai pure la parte del sentimentale e ti spunta la lacrimuccia al momento della despedida.
Ché poi qualcuno se la merita pure la lacrimuccia, e forse merita anche di più. C'è sempre chi paga per tutti, almeno con me, e di solito è quello della lacrimuccia, vera, trattenuta. Insomma, quello che finisce sempre per pensare 'ma guarda 'sta str.....'
Ché poi qualcuno lo saprà, o lo capirà. O forse no. Chè poi che importa, se le strade si dividono e ognuno si piange da solo la lacrimuccia sua, per chi dice lui.
Ché poi, le persone, le persone dico, sono come sono.
Buena suerte, de corazon.
V di vendetta

Il mandracchio!

Colosseo croato..

E l'immancabile cocoon.

..poi ti sembra, tutto all'improvviso, che due parole possano cambiare tutta una vita. E tutto non so se sia un aggettivo o un partitivo o chè ma in quella lingua si pronuncia differente e dice all o everything a seconda... e invece proprio alla fine capisci che è un abbaglio. E capisci che pure se è un abbaglio in fondo sei contenta di scoprire che hai costruito tutta una vita, o forse due, sulla fuga da una fossetta. E che le fossette, a volte, ritornano.
Colonna sonora: Quel mazzolin di fiori... e Mamma mia dammi centolire (finora..)
Location: Cocoon - Festa del Pescatore, fiesta mayor di Izola.
Età media: 75.
Si preannuncia un gran week end, lo sento.
Non so da quanti anni non rimanevo fino a tardi a lavorare/studiare. Un improvviso moto di coscienza...
Domani si torna a casa.
Penso che non ho mai frequentato tanta gente tutta insieme nello stesso posto nello stesso periodo per tanto tempo di seguito. Penso che se qui tutti fumano in camera lo posso fare pure io, che da tre settimane per una sigaretta esco in balcone o nella terrazza dell'hotel. Penso che il mio allarme antincendio sia l'unico funzionante di tutto l'albergo! Penso che sul mio balcone e su tutta la costa slovena fa troppo caldo oggi per fare qualsiasi cosa e, cosí, penso proprio che tra 20 minuti mi troverete nell'idromassaggio.
Out of office message:
Please note that I am currently out of mind, for any urgent issue or if any help needed, please kindly fuck you.
Thanks&Regards*
*La figata del business trip!!!
Okokok, ho di nuovo perso un volo. E dunque? Niente venezia niente week end niente di niente, sempre e solo Izola. Eccoci qui. Sorseggio acqua all'aloe vera che fa schifo a tutti ma a me piace... Le sigarette slovene graffiano la gola e mi pare aiutino molto la gastrite professionale. Ascolto Gogol bordello e finirà che oggi non vado a Lubjana e me ne rimarrò qui in compagnia del pescatore rivoluzionario.

Fortunatamente, al risveglio c'è questo:

è la terza volta in ventiquattro ore che mi succede la stessa cosa. la situazione è la seguente:
- ciaooo! come stai? quanto tempo! che fai?
- ciaooo! si quanto tempo! sto bene, faccio questo e questo e quest'altro ma è una lunga storia..e tu?
- bene bene, sto qui, stavo lì ma poi sono andato/a là e adesso sto qua..ma è una lunga storia
coro: ..è una lunga storia, te la racconto volentieri di persona davanti a (a scelta cronologica):
un caffè
una sangria
un gelato
Mò chi scelgo? Quello del gelato, obviously.
Sarà che le storie sono più appassionanti, o interessanti, o vive, quando te le raccontano di persona. Sarà che con i tre di cui sopra c'è in comune un luuungo passato di storie scritte da altri in libri interminabili che ci impedisce adesso di metterne un'altra in caratteri tahoma o times new roman occidentale e ci spinge invece a sentire, una volta tanto, una storia che possiamo capire perchè finalmente raccontata a viva voce. Il passato fatto di storie di bambini e donne e popoli senza voce ci ha lasciato forse qualcosa in più che un pezzo di carta e una targhetta rossa, la voglia di capire a fondo frustrata dalla mancanza di interlocutori ci spinge adesso a volere a tutti i costi il contatto diretto con chi la racconta, la storia.
O forse, siamo tutti e quattro ancora, e sempre, disperatamente pigri.
...cos'è dunque che ci lega ai luoghi? L'odore di legno secco degli armadi chiusi per anni? Le foto antiche che prendono consistenza nella stoffa dello stesso vestito? Il tatto o l'olfatto ricordano più che la mente? Il ricordo del suono d'uno strumento smarrito? Forse. E intanto richiudo il vecchio armadio e penso cose vecchie e nuove e che tutto cambia e che una casa è una casa mentre le persone, invece..solo foto rimangono? Solo le persone? Le voci lontane che ti sembrano sempre uguali ma nel tempo son cambiate pure loro, lì, all'altro capo lontanissimo del filo del telefono? Cosa rimane se non vuoi?
Dice: che brutta la foto che hai messo. Sembra che hai gli occhi brutti e invece li hai belli. Mah dico. Occhi stanchi? Chissà, forse.
..e proprio perchè sono tutti uguali, forse, non voglio lasciare niente a nessuno. Tutto a me, tutto per me. C'è quella scena di Amélie dove il bambino per raccogliere tutte tutte le biglie alla fine le perde perchè si rompe la tasca troppo piena...io sono così, e mi sento continuamente come se la tasca fosse sul punto di rompersi eppure non riesco a smettere di raccogliere biglie, un'altra e un'altra ancora. Tutto a me, tutto per me. Lascio che non ci sia spazio per niente. Neanche per capire. Nada bueno nada nuevo.
La foto ha fatto da ispirazione al commento al post precedente. Merita, se non altro per aver barattato una cena e due fiori con un rene.
L'anno a cui sono più affezionata, per ora, è il 2005. E sono un pò preoccupata perchè adesso non mi sta funzionando il tasto suprimir il chè significa che bisogna andare alla fine di tutto, mentre rileggi, se vuoi cancellare qualcosa, e tornare indietro. Significherà qualcosa? Si, che ho perso la mano con windows. Bye bye uncle Bill. ¡Toma! E ora la cinica torna a nascondersi nella tasca della felpina verde col gatto e torna a scrivere l'incrollabile sentimentale che ascoltando head over feet cerca significati reconditi e segni e segnali nell'ora del cellulare o nei colori del semaforo.
Dicevo.
È stata una bella giornata. In fondo. Si dice in fondo perchè si può dire solo in fondo alla giornata che è stata una bella giornata. In compenso non è affatto un bel periodo. Ma tanto. Ma tanto ripenso un attimo al 2005, che non sembrava per niente un bell'anno e poi però all'improvviso ha preso tutta un'altra piega ed ha finito per essere un anno pieno di momenti duri e decisioni difficili ma anche un anno di chiusure, di viste dal fondo, dalla fine del testo quando stai decidendo cosa cancellare e visto dal 2008 v'assicuro che è stato il miglior anno della mia vita. Per ora.
Ma se ti portano in un ristorante che si chiama indochina che ti devi aspettare?
Vado va, che ho accumulato il ritardo sufficiente per una diva.
È la notte più corta dell'anno e ne è passata quasi la metà. Dunque a certe domande non si risponde anche se c'è risposta, no? E se la smettessi una volta buona di terminare ogni frase con un interrogativo forse mi sentirei più tranquilla, e non sempre sull'orlo di una risposta che non arriva perchè non possono esistere tante risposte quante domande se è vero che le domande sono infinite. E intanto fuori piovono botti e petardi a raffica che sembra capodanno, ma c'è da dire anche che mi sono stancata di avere risposte sparse nella borsa capiente e cercarne le domande qua e là mentre mi arrampico su una moto o scendo le scale antincendio per non aspettare l'ascensore.
E così, oggi, nella notte più corta dell'anno che sta quasi per finire, non mi chiedo niente e niente dico. S'aspetta domani. Si sta e si va. Così si sta..va.
e così la spagna ci ha vinto ai rigoriri. dite quel che volete ma avrei preferito una bella vittoria rotonda invece che farci parare due rigori e ancora dite quel che volete ma domani tocca andare a lavoro e io vivo in spagna, mi pare.
almieno il tempo pare sia più clemente stasera e sto per chiudere la finestra ché sento quasi fresco.
Has recibido un nuevo mensaje etc etc etc
Ma anche basta. Mi rendo conto che ho serie difficoltà a pensare a me stessa con serenità, e ancora una volta agirò da testa dura quale sono e probabilmente ancora una volta sbaglierò io. Sbaglierò. Ma bisogna provare.
Dice: è che io non riuscirei a parlare di me, mi sentirei senza protezione. Dico: protezione da cosa? E pensaci bene che poi mi rispondi. Che in fondo non c'è niente da nascondere se prima non hai deciso bene cos'è che fa male. E il problema è questo: che ancora non l'ho deciso nè capito, io, cos'è che mi fa male. Perciò venga quel che venga, che prima o poi lo dovrò sapere. Gli arti me li sento ancora tutti però.. , Niente è come sembra e molto poco cambia. Di tutti quelli che leggono questo blog forse oggi qualcuno capirà qualcosa in più, ma qualcosa di poco, o di poco conto, ché son sempre io e scrivo sempre così, che non si capisca nulla...
E buonanotte.
parole paure racconti e stai tranquilla e vedrai che...e il tempo scorre veloce e non me n'ero accorta e penso che non dovrei aiutare nessuno e in fondo nessuno dovrebbe essere aiutato ma almeno dovrebbe sapere. Questo mi ha detto: se solo sapesse. E invece non sa e non vuole sapere e il tempo scorre ancora più veloce adesso e lo spazio è sempre più ristretto, claustrofobico, una gabbia silenziosa e mi vengono in mente solo parole d'una altra lingua per descrivere tutto questo e quello che sento io può venir fuori in tante lingue diverse ancora e la conclusione sarebbe ancora, sempre e solo una. Sono figlia di avverbi di tempo che mi hanno abbandonata appena nata sul ciglio del mai e da tutta la vita lotto contro l'impossibile. Mai non esiste, esiste un prima o poi. Luchadora. Luchadora mi dice e sento con tutti i muscoli tesi che ha ragione, sbuffo dal naso come un toro e penso che non può essere una lotta faccia a faccia e nemmeno un duello all'ultimo sangue. Non può essere che lo prenda a braccia e lo trascini fino alla fine di questo corridoio perchè la fine non la vedo neanch'io. Ma non la vedo perchè la luce mi acceca e la luce è già qui. Se solo trovassi la maniera di aprirgli gli occhi.
Un altro venerdì. E non andiamo più a dormire dicendoci: 'un giorno in più che è andato?' - 'uno meno!' e forse neanche mi manca ché non abbiamo mai completato uno le frasi dell'altro. E però sono io la luchadora e io forte e io decido e io dovrei andare e non posso ma ho detto che voglio e so che lo devo fare e so che fuori piove di nuovo e l'estate non arriva ma che dici l'estate è questa, con le piogge tropicali all'improvviso e il caldo agobiante, hai solo sbagliato posto. Che farai?
Il problema dev'essere lo specchio. È che qui mi sento più io, malgrado me.