..migas y pestañas..
compagno di scuolaaaaaaaaaaa
compagno di nienteeeeeeeee
ti sei salvato
o sei entrato in banca pure tuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu
Ora. Bisogna ammettere che i catalani non sono tutti felicissimi di avere tutti questi immigrati italiani. E no. Tant'e' che certi catalani fanno proprio i bastardi. Ma tanto io rimango lo stesso.
News: attualmente vivo con tre ragazze catalane, due italiani e una svedese. La svedese e' proprio simpatica, e pure bella. Ha un piccolissimo difetto che poi le diro' in privato, signorino. E' un dettaglio, ma anche Pigli lo troverebbe un difetto. (E' lesbica). Comunque andro' via da questa casa, non tanto per la svedese quanto per gli italiani. Non e' razzismo, e' solo che questi due non tanto si sopportano.
Sono diventata un po' intollerante. Ormai vado d'accordo solo con i cani, che quelli se gli parli in castigliano non ti rispondono in catalano. Anche se devo ammettere che trovo lo spirito catalano molto ridimensionato. Mah.
Ore 8 del mattino, tutto tranquillo in Commissaria, se non fosse per la temperatura (29 gradi alle otto del mattino???!!!) e la gente. Tutti italiani. E pazienza. Vamos a hacer cola todos juntos!!
Ora, invece, cercate per un attimo di distogliere la mente dal pensiero di capone e della sua Bonta' e immaginatevi un viale lungo, ma proprio lungo, con alberi e gabbie di uccelli e statue umane e un sacco di fiori e fiori umani e ancora tanto caldo solo che qui oggi il sole non c'e' in compenso incontro facce familiari e voci che riconosco anche se provengono da un tempo lontano che potrei dimenticare ma non dimentico perche' e' cosi' che va quando scappi. Va cosi', che piu' vai lontano e piu' tutti i ricordi prendono forma e solidita' e dimensione, piu' ti allontani piu' le persone ti inseguono e non riconosci le lettere dell'alfabeto sulle tastiere ma la musica la senti e si direbbe che sia la stessa malgrado quel diesis che ti sembra non c'entri niente eppure ci sta, si cabe. Io penso che potrei cedere alla paura e tornare indietro da un momento all'altro, che a tornare indietro non si e' mai in ritardo. E' per il progresso, invece, che si perdono i treni.
Scusate, vado che se no mi parte e resto a piedi.
Naturalmente, sono a Barcellona :)

immaginatevi mentre cercate di tenere sotto controllo l'incipiente crisi epilettica guardando le strane prospettive di Escher, e nel contempo di sforzarvi per tenere sotto controllo lo spirito da diva impenitente nonchè di sfuggire alle macchinette digitali impazzite. Immaginatevi pure napoli vista dall'alto, coi colori delle cartoline. Immaginatevi una gonna che svolazza e quattro sconosciuti. Immaginatevi pure un corridoio lungo e buio ma non immaginate troppo perchè tutto quel che faceva sudare era camminare sotto il sole. Purtroppo.
P.S. per mia sorella: sorè, chiedevo aiuto perchè temevo per la troppa emozione, sai...
Questa estate è cominciata in ritardo, mentre i miei capelli ricrescono. Sento la mancanza e non potrei desiderare una partenza diversa. Andare senza guardarsi indietro non ha senso, seguire una direzione che non ha provenienza potrebbe portare ovunque, e io non voglio andare ovunque. Ho una meta ben precisa, stabilita e scelta da me. Parto dunque. E parto da un punto di partenza che per un pò è stato punto d'arrivo e questa coerenza storico-spaziale mi rende felice ed orgogliosa. Tutti questi punti in fila sembrano quasi una vita se li guardi da lontano.
Un lembo della gonna marrone si è impigliato nei sonagli. Questa musica non mi lascerà andare tanto facilmente. E io non la lascerò di certo qui, anche se poi è qui che rimane. Nelle venature lisce del legno di bosso che batte il tempo, tra i pori della pelle consumata, confusa nelle nuvolette di polvere che ci avvolgono i piedi, tra le pieghe delle fisarmoniche e nell'aria che percorre i flauti, abbracciata al vento che scompiglia lievemente gli alberi e sdraiata su parole e voci che anche se partono poi tornano...
Ultimo ballo.
Le mani. Le mani non tremano mentre disegna gli occhi. E' la mano sinistra che dirige l'opera. La mano del cuore. Perciò il cuore non trema. Ha il cuore freddo e immobile, non ci penseresti ma vedi di lato due occhi neri, fissi immobili spalancati... e ti costringono a capire. Ti vede, questo si capisce. Ti guarda, anche. Ti osserva, e ti trapassa gli occhi, chè i tuoi sono marroni e non sono affatto imperscrutabili, si muovono nervosi dalla matita all'albero che fa ombra alla scena e poi di nuovo agli occhi neri. E non è un gioco alla pari. Io ci tengo all'equità. Invece sono indifesa e trasparente, e stavolta non mi dispiace.
Questa è l'ultima scena che ricordo. Poi un altro giorno.
Come mai faccio sempre lo stesso sogno?
Ci sono stati molti giorni. Mentre il tempo scorre puoi fare due cose sole: stare lì a fissarlo oppure dimenticartene. E io non riesco mai a decidermi, percio' ogni tanto mi distraggo e smetto di fissarlo, così penso ad altro...e poi mi distraggo di nuovo e torno a fissare questo tempo liquido, che lo vedi proprio fluire e non diresti che è la tua l'immagine riflessa, perchè è un pò distorta...e non si capisce se sia la mente o se, per caso, possa trattarsi degli occhi. In ogni caso il messico è lontano, e anche questo vuol dire molto poco.
Messico e nuvole
la faccia triste dell'america
e il vento suona la sua armonica..
<< Te quiero >> << Y yo a tì >>
Il ritorno è sempre difficile. Ma quando è per poco, o quando credi che lo sia, è più sopportabile. Una cuenta:
Dicen que vuela por el cielo una estrella
que vendió su alma a un diablo poeta.
Dicen que a cambio tan solo pedía
que la luna llena brillara para ella.
Dicen que existe un amargo veneno,
con sabor a limón y que huele a centeno.
Dicen los sabios que ese fue el secreto
que perdió a la estrella detrás de algún cometa.
Cuenta la historia que la luna llena
pasó mucho tiempo brillando para ella.
Y loca la estrella pasaba las noches
bailando en las nubes con el diablo poeta.
(Alivia ese dolor o quítame la vida
con tu boca, o quítame la vida.
Déjame ver el color o quítame la vida
de tus ojos, o quítame la vida)