Utenti connessi cada dia más freaky, pero siempre goreki
lunedì, luglio 31, 2006

..e ora, prendete la materia informe e plasmatela come meglio vi aggrada, aiutandovi con l'acqua tiepida per ammorbidirla e lo scalpellino per modellarla.

Direi che i colori brillanti non mi piacciono se durano solo pochi minuti al giorno. Direi che Cork è troppo tranquilla, provinciale e Dublino scontata e Limerick troppo industriale e Galway troppo da fiaba per viverci. Direi che ho visto tutto e nulla. Direi che tre ore in autobus al giorno sono cosa già vista ormai, direi che sono stanca e delusa e spaventata e che mi fa male la schiena e che devo ancora capire cos'è successo ma non mi metterei a fare un riassunto delle puntate precedenti. Un giorno, forse. Un giorno.

No, no voy a llorar y decir que no merezco esto porque...

..es probable que lo merezco

pero hoy no lo quiero y por eso me voy.

Que lastima pero adios..me despido de ti y me voy.

 

postato da: goreka alle ore 15:25 | link | commenti (3)
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giovedì, luglio 27, 2006

Tutto da sola.

E niente. Finisce così, che devi fare tutto da sola. Non avevo dubbi, non che mi aspettassi assistenza o sostegno o aiuto o comprensione. Non mi aspettavo niente. Neanche una sorprea, ma per esser tanto pessimista uno le sorprese poi non se le merita.

E niente. Faccio tutto io, faccio.

 

postato da: goreka alle ore 14:42 | link | commenti (4)
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Ragazze interrotte II

Improvvisamente i mossos d'esquadra mi stanno simpatici. Parole grosse, che si dicono sull'onda dell'emozione e di diosoloochiperluisacosa. A volte, quando prendi una decisione, e tutti ti dicono brava, fai bene anche se pensano il contrario...a volte, hanno ragione nei pensieri e dovrebbero dirtelo. Bastardi. A che servono gli amici? Perchè mi si lascia cosí libera di correre? Finisci che la bici impazzisce, sbatti contro un muro e ti rompi tutti i denti (te l'avevamo detto, ma non te lo diciamo adesso, se no ti arrabbi) (amici del cazzo) (meno male che il destino ha agito per noi) (smidollati, potevate dirmelo chiaramente) e capisci che eri solo convinta di saper pedalare e non eri affatto pronta malgrado tutto ti apparisse perfetto e perfettamente organizzato. Smettete per favore di dirmi che sono bella e forte. Siete degli amici del bip buoni solo a consolare. Non voglio che qualcuno mi consoli e smettetela di abbracciarmi. E' solo un caso che io sia qui. Non voglio pensare che devo davvero ricominciare tutto dal principio perchè non avevo capito niente. Non è vero che non avevo capito niente, è solo rabbia e senso di impotenza, avete visto che voglio andare e vado anche se il muro è duro e le gengive adesso sanguinano. Troppo poche le parole, troppo poco il tempo, troppo il calore e troppo poca cosa le persone. Rabbia, solo rabbia come fuochi d'artificio che fanno cilecca e cadono a mare spegnendosi con unosbuffetto di fumo. I vosté parla català? Clar que parlo català. Una firma aquí sisplau, gracies. Moltas gracies, adeu. Adeu. E pensate di cavarvela così? E io? Penso di cavarmela così? Un buco dentro enorme all'improvviso, il crollo delle torri, un attacco imprevisto e indolore e ancora non riconosciuto nè rivendicato. Perchè? Posso per favore smettere di chiedere perchè anche se non ho trovato la risposta? Potrei passare al livello successivo, quello in cui le istruzioni dicono: e ora, prendete la materia informe e plasmatela come meglio vi aggrada, aiutandovi con l'acqua tiepida per ammorbidirla e lo scalpellino per modellarla. Potrei se solo ne avessi la forza. Ma oggi no.

 

postato da: goreka alle ore 12:16 | link | commenti
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Ragazze interrotte I

A chi raccontarlo e perchè? No le acabo de encontrar un sentido. Planear y pensar y construir...para que? Construir un palacio para tirarle piedras.. No me digas que me quieres si luego no me coges para llevarme contigo. No me digas que me quieres si me coges y me llevas contigo sin preguntarme que es lo que quiero yo. Vivir sin pedir nada. Todo lo que quiero es que algo se me aclare, es verte tal y como eres sin pensar que eres lo que quiero y sin tener que convencerme que te quiero exactamente a ti. Todo lo que quiero es volver a ser una mujer, en vez de una niña, al menos hoy. Tomar las riendas e irme donde sea, fumar lo que sea a la hora de la siesta..poder vivir sin preguntarme que es lo que me tiene atada aquí y por que no quiero dejarlo aunque sea muy poca cosa.

Todo lo que quiero es encontrarle el sentido. O que el sentido mismo se me aclare, de una puta vez.

postato da: goreka alle ore 12:00 | link | commenti (1)
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martedì, luglio 25, 2006

 

L'amore, è questione di fortuna. Si trova, questo è tutto. Te lo ritrovi nelle tasche, nelle lenzuola e nei fazzoletti. Te lo trovi, che non sai neanche tu come, ma questo è tutto. Hai capito?

Faccio segno di si con la testa ma non ne sono convinta. Penso ai fazzoletti che ritrovo sparsi nelle borse che ho usato "l'altra sera", un'altra sera qualsiasi in cui non ho trovato un bel niente. E non è che uno scopra qualcosa ogni volta che conserva un fazzoletto o la nota che sei riuscito a cantare senza stonare e senza alterare i toni. Chè io mi altero facilmente ma poi non trovo niente. Non so guardare, mi stanco presto, non ho la vista allenata, mi perdo episodi e il filo e il motivo e la ragione.

Domani.

Un'ultima sera come la prima, esattamente un anno solare. 365 giorni. Un'ultima sera, ultima cena. E oggi sono veramente bellissima, non è che me lo dicano loro...vorrei volermi così bene da sapere esattamente cosa fare, ma non sono ancora così brava.

postato da: goreka alle ore 04:24 | link | commenti (2)
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lunedì, luglio 24, 2006

 

Il tempo mi scivola addosso e ormai il caldo pure. Le ore si arrotolano come sigarette sottili e diventano minuti. Non c'è definizione e nessuno ha ancora inventato l'unità di misura per calcolare il peso della partenza, una qualche equazione che permetta di scoprire qual è, e se esiste, la proporzione tra attesa, aspettative, tempo e rinuncia. Nessuno potrebbe mai misurare la rinuncia. Io un pò si, la stabilisco nella mole di acque chiare....la colloco esattamente nel hueco che si forma tra il "non partire" ed il "devo, ma aspettatemi che torno". E' vero, questa è una città di mare. Ma le porte non ci sono. E l'acquerello della distanza si fa sempre più chiaro, chiaro nei toni, più passano le ore come le sigarette al chiodo di garofano di charlotte più l'intensità dei colori si affievolisce. E mi sento come l'ultima vela che si vede in fondo alla linea che non si capisce se sia orizzonte o mare, quella macchia bianca o rossa che non si distingue se sia alla deriva o solo di ritorno. Mi sento così, che non si capisce se sono di partenza, di ritorno, o solo perduta.

Eppure. Eh, pure.

Ieri sono stata qui:

e c'erano i cormorani e l'acqua trasparente. Grazie a tutti. E grazie anche a me.

postato da: goreka alle ore 11:36 | link | commenti (2)
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sabato, luglio 22, 2006

 

Che poi uno pensa che farà la figura della mammoletta quando comincerà a piangere e a singhiozzare al momento dei saluti, della despedida. Non si aspetta certo che gli amici, tutta la comitiva, musici ad aprire il corteo e cori irriducibili, persone che hanno in comune solo me prendano la prima metro al volo mentre tu stai lottando coi cancelli per via della gonna lunga che si impiglia e non ti lascia scavalcare. E insomma va così. Pensi che ti sei evitata la figura della mammoletta che si commuove e forse pure loro, ed erano pittoreschi visti dall'alto della scalinata coi tamburelli tintinnanti e le voci incerte delle 5 del mattino, riuniti per celebrare qualcuno che è presente in qualche modo ma materialmente non c'è, come la processione del santo. Quasi un corteo funebre, a ricordare una dipartita più che la partenza. E allora mi accomodo sulla panca di marmo ad aspettare la seconda metro, in compagnia di un'altra gonna lunga e dello sceneggiatore, l'autore del copione. Non c'è traccia di lacrimucce nè di tristezza, che la gonna mi capisce e l'autore lo conosce già l'epilogo. Torno, molte persone mi mancheranno ma sono quelle che ritroverò. E mi piace ricordare il corteo festante che è solo per me, la processione e la celebrazione, e io sono il motivo e so che lì qualcuno nasconde bene la lacrimuccia e la voce rotta è solo una modalità di canto popolare.

La pizzica è sbarcata a barcellona in grande stile. La amano già. Ne racconterò, c'è ancora tanto da lavorare ma non siamo stanchi e la fatica degli ultimi giorni ha dato frutti lucidi e maturi. Sold out. Finalmente lo posso dire che sono orgogliosa di me.

E mò scusate ma la lacrimuccia l'ho trattenuta troppo a lungo e non avrei dovuto ascoltare lu rusciu de lu mare dopo averla cantata la notte prima in riva al mare per calmare le onde, soprattutto perchè le onde si sono calmate e qualcuno me l'ha fatto notare abbracciandomi forte con gli occhi emozionati.

Sono strega e voce, sono immagine e forza e sangue e passione, sono un groviglio di radici che fanno un giro lungo lungo e tornano verso il centro. Solo non adesso.

 

 

 

postato da: goreka alle ore 13:07 | link | commenti (3)
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martedì, luglio 18, 2006

 

Conosco perfettamente i punti dove la pavimentazione delle strade - dei vicoli - è disconnessa e mettendoci il piede fa un effetto leva per cui alle 8 del mattino salta su tutta l'acqua, sporca, con cui la sera prima hanno annaffiato le strade, per pulire, dicono loro. Io li so a memoria, e il mio percorso la mattina è poco abituale, perchè ne faccio ogni giorno uno diverso, ma ogni percorso è ben prestabilito. E sulle mattonelle che schizzano l'acqua sporca non ci passo, io. Però è divertente vedere i turisti  che ce li mettono e come i piedi, mentre camminano col naso all'insù ammirando le guglie di Santa Maria del Mar. E' casa mia, e le mattonelle le conosco, e i vicoli pure, e la cattedrale pure, e mi piace vedere le facce di questi sciocchi contenti quando si sporcano i piedi solo perchè van despistados.

Preparare le serate di pizzica è più laborioso di quanto pensassi, ogni giorno viene fuori un pezzo o uno strumento o un'aggiunta qua e una limata là e mettici voce e mettici cuore e mettici sangue e sudore e chiama questo e io conosco a quello. Il sudore c'è, certo che c'è. Ma c'è pure un pò di sofferenza al pensiero che son qui costruendo qualcosa che lascerò, molto presto. Ho la strana sensazione che penso possa somigliare a quella di abbandonare un figlio in fasce. Le fasce. Si, già, i nastri...Quante cose mi mancano ma soprattutto quante mi mancheranno?

Rimangono nodi da sciogliere e da legare. Cabos sueltos. Qualche valigia vorrei portarmela ben blindata, qualcun altra aperta. Voglio passare per il freddo e il vento, per la fretta e la curiosità, voglio ancora sorprese.

Rimangono nodi, da legare ben stretti per non perdersi nella traversata.

 

postato da: goreka alle ore 23:33 | link | commenti (3)
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Il bello di questa città è che impossibile che io non l'ami, al di là del caldo afoso di questi giorni. Il bello di questa città è che c'è gente a cui piaccio. Di amici ne ho due, tre. Ma gente ne conosco un sacco. Gente a cui piaccio. Son persone con cui non vado molto d'accordo, ma che per qualche alchemica o casuale ragione trovano la mia compagnia desiderabile. Oggi uso aggettivi inusuali. Come inusuale, per esempio. Eppure mi riconosco. Non mi piaccio, ecco perchè mi riconosco. Ma ricomincia il viaggio, e io vado. Torno, certo che torno, ma prima vado. Che bel verbo, suona come sentieri di montagna con le campanule (ma che ci sono le campanule sui sentieri di montagna? Chi c'è mai stato, nei sentieri di montagna, e chi l'ha mai viste, le campanule). Eppure andare è un bel verbo.

Da quando sono tornata dalle luuunghe vacanze in Italia (che qui fa figo dire "sono andato in vacanza in Italia, ma solo in vacanza eh") ho trovato in casa la gradevole compagnia di due ospiti: la famiglia del mio coinquilino calabrese. Non so se è calabrese lui, si spacciava per torinese, ma la sua famiglia, sua madre in formato gigante e suo fratello, in formato gigante pure lui, beh loro lo sono di certo. Lo dice il ragù che borbotta in cucina alle 4 del pomeriggio e la salsiccia rossa rossissima in bella vista sul tagliere. Lo dice anche il per me non piacevolissimo insistere della matrona che ha ormai preso possesso del frigo e del piso: guarda che devi mangiare, che sei secca secca, la carne ti fa bene, la devi mangiare. Guarda il figlio e gli fa: ci dissi che la carne la deve mangiare, che ci fa bbene.

Eh. Ci fa bbene. A volte ho serie difficoltà a capire dove mi trovo, e non solo per il caldo. Ne avrò anche nei prossimi giorni, quando starò preparando le serate di pizzica con tanto di aperitivo pugliese. E ne ho avuto anche ieri quando i ragazzi della piadineria mi hanno portato da Ciro a mangiare la pizza. Eccheccazzo. Perciò adesso vado un pò via da Barcelona. Un'altra cosa bella di questa città è che qui gli italiani arrivano a bizzeffe, ma poi se ne vanno pure. D'autunno. E io torno. D'autunno.

Con tutto questo ho un pò di confusione..ma come qualcuno ha detto, qui, da qualche parte, il bello della partenza è questo: sconvolge i punti di partenza e d'arrivo, smuove qualcosa dentro e fuori, la mia stanza resterà così com'è e la mia testa anche. Troppe troppe tappe da organizzare e una sola, unica meta possibile: io.

Io vado. E' un bel verbo, andare.

 

 

 

postato da: goreka alle ore 01:10 | link | commenti
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domenica, luglio 16, 2006

 

Il vicolo sta esattamente dietro calle P., venendo da M., dal museo P. Ma ci si arriva anche da calle del C., più rapidamente e attraversando strade illuminate. Ma fare in silenzio il percorso buio di vicoli nascosti alle 4 del mattino è più divertente e coerente, se quello che stai cercando è un bar clandestino. Non c'è da immaginarsi niente di strano o illegale, semplicemente nessuna legge prevde che alle 4 del mattino questo tipo di locale, in centro, possa rimanere aperto con la musica alta e somministrando bevande. Bevande. Eh. Io sbaglio sempre porta quando ci vado, e ieri l'energumeno che stava alla porta, quando gliel'ho spiegato, mi guarda interdetto con due occhioni da bambino e indicandomi il campanello mi fa: basta suonare. Non trovo mai la porta vuoi che trovi il campanello? Tse, questi sudamericani.

Tutti gli argentini che conosco non sono di Buenos Aires. Quando un argentino ti dice che è di Buenos Aires di solito vuol dire che viene dalla periferia urbana e degradata, vuol dire che già a Buenos Aires era un immigrato. Perchè quelli di Buenos Aires non vanno via. Chè se vivi a Buenos Aires perchè ci sei nato ci stai bene, a Buenos Aires. E non te ne vai in giro per il mondo in cerca di fortuna mentendo "io sono di Buenos Aires". Al limite puoi dire vengo da Buenos Aires. Questo è un record, quante volte ho detto Buenos Aires? Eppure i miei amici argentini sono quasi tutti del distretto di Cordoba. Gli altri vengono da Buenos Aires. Ma non conosco nessuno che sia di Buenos Aires. Ahè, ancora. E basta. Non sto ancora programmando un viaggio in Argentina, anche se quando ci andrò la prima cosa che voglio vedere è il canyon di Talampaya, un parco nazionale magnifico, nel Valle de la Luna. E non certo Buenos Aires. Ahè.

La partenza si avvicina e qui è tutto un organizzare fiestas de despedida, una per ogni gruppo di amici, una per ogni giorno della settimana, è tutto un distribuire gli averi, ripartire l'eredità - che è più morale che altro - prendere improbabili appuntamenti per il ritorno, prendere appuntamenti per, al ritorno, organizzare fiestas de benvenida, una per ogni gruppo di amici, una per ogni giorno della settimana.

Vorrei parlare di un sacco di cose ma adesso ho da organizzare una festa. In spiaggia.

 

 

postato da: goreka alle ore 15:34 | link | commenti (4)
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venerdì, luglio 14, 2006

 

Ok. Fiesta de despedida.

 

postato da: goreka alle ore 18:33 | link | commenti (8)
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martedì, luglio 11, 2006

 

La peque mi chiama per farmi sentire i Rolling Stones dal vivo, e io piango. Qui mi parlano già della festa di despedida, mi dicono emozionati che verranno a vedermi ballare, che perchè te ne vai e non te ne andare e sembrano sinceramente dispiaciuti. Non so bene se quello che cercavo un anno fa era questo, forse era esattamente questo. Lasciare qualcuno che si dispiaccia quando te ne vai, di nuovo. Vivere in maniera tale da essere indispensabile, esserlo e smettere di volerlo essere. Voglio che tu abbia bisogno di me e che mi faccia piangere dicendomi di non andare quando vorrò andare.

Un bisogno disperato di non so cosa. Non lo so. Non lo so, non lo so. NON LO SO. E voglio andare e voglio restare e non  voglio fare altre feste di despedida e non voglio fermarmi da nessuna parte. Vorrei piangere, adesso, ma non ce la faccio più.

Patetica. Ma quest è pura vita.

Donde tenemos que brillar y quién necesita de nuestro brillo?

Mi guarda e mi dice: noi, siamo donne belle, noi. Lo dice con quell'accento toscano, piccola e sottile come un folletto con gli occhi verdi enormi che si distraggono in continuazione e lei è così fragile così indifesa e vuole sostenere me che se l'abbraccio le cingo la vita tre volte. E mi viene da piangere. Mi abbraccia e mi fa piangere.

Sono una donna bella, io.

 

postato da: goreka alle ore 21:32 | link | commenti (8)
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lunedì, luglio 10, 2006

 

Ora lo posso dire: quando gli racconterò, gli dirò così:

era il 2006, era l'anno in cui l'Italia vinse i mondiali...

...

..e adesso dormi.

 

postato da: goreka alle ore 02:45 | link | commenti (2)
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domenica, luglio 02, 2006

 

Io dimentico. Faccio spazio al nuovo, e lo spazio non è illimitato perciò elimino. Epuro. Pulitura disco. Indiscriminata. Faccio spazio ma non so esattamente come, è un meccanismo involontario. Qualche volta -  sempre più, ultimamente, ma confido che sia una congiura del caso contro la mia sanità mentale - mi ritrovo a cercare cartelle in archivio di cui non riscontro traccia alcuna. Solo una vaga memoria della loro passata esistenza. Si, ora che me lo ricordi, quel fatto è accaduto, mi sovviene, si, peccato non averne dettagli. Sai, la pulitura disco indiscriminata. Non è che potresti ricordarmi anche di che colore era il gelato al cioccolato che mi macchiò i pantaloni bianchi in quell'estate che avevo otto anni e il gelato costava ancora mille lire? Sai, la pulitura disco, indiscriminata. Ma la tintoria era cara già allora. Me ne ricordo bene. Butto un pò di tutto, ma gli scontrini no, io.

Io.

Ihih. Io. E ho il singhiozzo adesso perchè mi sono arrabbiata. Cosa sono queste cartelle ammuntunate senza criterio? Chi è 'sta gente che si è intrufolata nella mia vita? Perchè hanno preso il posto della coperta del divano di nonna? Quella rossa coi quadri verdi? Me la ricordo, non riesco a immaginarmela nè a vederla ma me la ricordo, è sparito il file jpg col disegno della coperta. Chi cazzo si è permesso di cancellarmi la coperta rossa o peggio ancora di coprirla con questo stupido pile blu? Ma poi che cazzo è 'sto pile? E chi è il tipo che ci dorme sotto? Non lo so, non me lo ricordo.

Ho una voglia disperata di piangere e formattare tutto e addormentarmi sotto a un albero e al rissveglio ritrovarmi in dono un bel disco di ripristino con tutte le informazioni originali. Per favore, potrei morire, adesso?

Canto redemption song e mi fanno male i piedi per il troppo ballare di ieri e l'aria è gialla e intanto attendo. Per favore, potrei morire, adesso?

 

 

 

postato da: goreka alle ore 19:51 | link | commenti (13)
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sabato, luglio 01, 2006

 

                  ...charming man ...

Il concetto della "gente che va, gente che viene" nel mio paese non funziona mica. Qui la gente va, va, va. Non ci viene affatto. Neanche a pagarla. Avevano organizzato un concerto, credo fossero i Negrita, credo avessero intenzione di pagarli, come si usa in questi casi. Ma niente, concerto annullato. Qui non ci vengono neanche a pagarli. Intanto lo facciamo noi un concerto, stasera, che non ci pagano e però abbiamo anche il vantaggio di trovarci già in loco. Loco.  Non dimentichiamo che io qui sono la forestiera e perciò la lingua che uso va interpretata a seconda di che. A seconda di che? A seconda di che. Interpretate.

Il caldo se n'è andato e per festeggiare ho aggiunto un paio di link luocchio e mafalda. Li ho aggiunti per me così ogni volta non devo sbattermi a cercare nella cronologia. Un post simile a questo l'ho letto in un sacco di blog. Beh, in un sacco di blog di quelli che leggo. Che al momento sono tre o quattro al massimo, e qui vengo al punto, perchè la gente va e viene. E qui nella rete sembra che il concetto trovi il suo ottimo. Eh si, perchè io, dalla rete, vado e vengo. Stavolta vado. In spiaggia, perchè pure il concerto lo facciamo in spiaggia. E che volete che non approfitti?

 

postato da: goreka alle ore 20:10 | link | commenti (1)
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            ..Nice day for a...what??..

Qui fa caldo. Le temperature ideali per lasciarsi liquefare, annullare la coscienza, disidratare, morire. E' in questi climi che maturano decisioni come muovere verso nord.

E ora, tanto per fare qualcosa di nuovo, me ne andrei verso la spiaggia..

 

postato da: goreka alle ore 11:02 | link | commenti (2)
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