..migas y pestañas..
Bellavista. Portici .
No, scherzo. Si che la vedo la chiave, è proprio qui davanti a me. Ma è rossa di fuoco, incandescente. La paura del fuoco vince, ancora. E i conquistadores también. Si racconta che l'esercito di Carlo V, che conquistò Napoli e la rese parte del regno d'Aragona, era formato da pastori e combattenti provenienti dal basso Pireneo. Si, si, proprio da Huesca, capito bene. Il castello di Carlo V se ne sta ancora lì, a Monsón, proprio accanto al pueblo, a imperitura memoria di gesta grandiose e grandi conquiste.
E insomma, saraceni o mori o barbari o invasori, vincitori, ancora una volta. Per una ragione che ancora non si riesce a chiarire nè a dire se non con una definizione da manuale psichiatrico. E dire che non abbiamo una lira e firmare la hipoteca sarebbe la (nostra) fine. Ma la purola fine non si concepisce. Per questo son qui a scrivere nel suo comedor, rubando connessione ai suoi di vicini, invece che ai miei, e son qui che mi chiedo se faccio prima a chiedermi cos'è successo o a chiedermi che succederà domani, se inventarmi scuse o se concedere un perdono, se aspettare spiegazioni o cedere a la rabieta.
Me agobio.
Grazie assai. Si, assai. Me faltan muchas cosas por entender, pero que muchas. Y no todas tienen que ver con una bailarina. Yo odio los trenes. Ma c'è sempre qualcosa che vale di più. E punto.
Scrivo accovacciata nelle scale, rubando la connessione alla vicina palestinese del secondo piano.
A modo mio, son quassù nella torre, ho già impacchettato broccati e sete, por si acaso, e sono pronta a farmi portar via. Stanno arrivando, gli invasori, i cattivi, i saraceni, i mori, chiamateli come volete. Stanno arrivando e troveranno porte aperte e orecchi attenti.
La vicina del terzo piano ascolta musica skiladika. So di lei che non è greca e non so come si scriva skiladika ma il tutto è patetico in ogni caso.
Dovrei mettere insieme un pensiero più consistente. La mi strategia non è mai stata l'atttacco, sono più brava in difesa. Organizzo i fortini e i franchi tiratori. Solo che mi dimentico sempre qualche angolo o punto di fuga. Mi dimentico spesso con chi ho a che fare. Mi distraggo facilmente, concentrandomi troppo nei dettagli perdo la visione globale. Di solito perdo anche la battaglia, ma stavolta no.
Questa volta perdere non significherà niente, perchè non sto organizzando nessuna risposta difensiva, nessuna chiusura, niente dardi e niente tiratori. Questa volta sono la principessa raccolta nella torre e aspetto l'assalto e che vengano a rapirmi e che mi portino a ovest con tutte le mie mussoline e le sete e i tendaggi damascati. Questa volta spero fortemente che l'attacco sia vero e sincero. E che arrivino le otto e possa andare avanti senza piangere, anche se non ci dovesse esserci alcun attacco.
Non mi ricordo più i commenti.
Mi ricordo però dell'Antic Teatre e mi ricordo anche che quando l'aria è umida lo trovo molto più attraente. Una cioccolata calda, si, con churros.
Cantò, solo se mi prometti che stasera si va a suonare alla festa di Sants, però.
Mi pare un buon patto.
La vita è fatta di patti e poche volte ho avuto la lucidità e obbiettività giuste per guardare almeno di poco al di là degli eventi e del momento. Il bel mondo lo frequento ancora e mi segue ancora, non c'è esclusione nè esclusività. Comincio a chiudere qualche porta, finalmente, e questa si che è una grande apertura al mondo e alla vita.
Cantò, chiamami che non ho saldo!!
I miei, di occhi, non lo abbandonano per un istante, lo seguono incantati, vorrebbero essere gli occhi di qualcuno più alto, vorrebbero incrociarlo quello sguardo, non restare invisibili. E gli occhi, alla fine, è inevitabile che finiscano tra le corde e il ponte del violino. Lo strumento è appoggiato sulla vecchia balaustra di legno, accanto alle spade di Re Artù e non lontano dalle ragnatele. È un’immagine pittoresca, e sembra uscita da un film di Kusturica proprio come i suoi capelli, i suoi occhi scuri e la mia gonna coi fiori patchwork azzurri arancio e gialli.
Al Menta mi ci hanno trascinato perchè si mangia barato e i musici pare fossero bravi e poi non facevano solo jazz ma anche flamenco etc etc e potevamo unirci alla jam session e suonare qualosa anche noi. Se no col cavolo che ci andavo al Menta, a sentire jazz. A me non MI piace il jazz, sono un'incolta, corta e banale, ma non mi piace il jazz. Mi annoia. Mi stanca. Mi irrita perfino. Però al Menta dice che suonavano flamenco, anche. Dice. Allora ci siamo andati, con tutto il gruppo. E in effetti si mangia barato e sul tardi cominciano ad arrivare sti musici. Alle 11 compare un ragazzetto, piccolo e scuro, con una tastiera enorme. Sembra simpatico, mi sorride, ma niente lo rende interessante. Avrei dovuto cominciare a sospettare che no, niente flamenco. E invece la luce si è accesa solo quando ho visto arrivare il contrabbasso. Il Menta è un bar, ma se scendi queste scalette strette e buie arrivi in un antro che sembra proprio di strega, con il soffitto a stalattiti e le ragnatele alle pareti umide, idoli egizi sparsi negli angoli e antiche daghe arrugginite appese ovunque. In questo scenario il contrabbasso scende le scale da solo, seguito da un angelo biondo. Folgorazione. Niente flamenco, questo ormai è assodato. Ma rimaniamo.
Sarei dovuta esser coerente, ammettere che mi ero lasciata ingannare, ma ribadire che il jazz non mi piace e perciò me ne vado. Ma proprio mentre pensavo queste cose per un imperdonabile errore ho guardato verso le scale.
..Continua dopo ferragosto..
..ho scoperto che comprando por separato la frutta disidratata e la frutta secca salata e poi mischiandoli in casa si risparmia. Il cocktail exotico costa un sacco e non mi spiego che fatica possano mai fare a mischiare frutta con frutta.
È una strada di montagna e appena si vede a traverso del vetro appannato e la pioggia fitta. Temporali d'agosto, li chiamano. Passano e lasciano il fresco e l'aria più pulita. Il pueblo sta all'inizio della montagna, proprio sotto il Pireneo, c'è l'acqua buona e l'aria è fresca e i bambini hanno le guance rosa e giocano con gli agnelli. Le facce si confondono con le linee genealogiche che non imparerò, probabilmente, mai. Intanto ci provo e chiedo a destra 'come sta sua madre?' e a sinistra 'come stanno i bambini?' e mangio i cioccolatini dell'abuela e mi prendo l'abbraccio stretto stretto e i pizzicotti sulle guance. Certe volte penso che crescere non m'è servito a niente, e che tutte le famiglie sono uguali e penso anche che: come ho potuto pensare che potesse essere diversamente. E parlo spagnolo traducendo dall'italiano e italiano traducendo dallo spagnolo e se mi fanno una domanda in catalano rispondo in dialetto aragonese. Non si capisce niente. E niente c'è da capire, solo da vedere e fingere di non aver visto, solo da star tranquilli e non cercare le parole e se trovi parole non cercarne significati, che qui comunicando con gesti si ottengono tabaco y comida. Se solo riuscissi a dare un calcio al miedo , de una vez, sarebbe tutto perfetto.