..migas y pestañas..
La foto ha fatto da ispirazione al commento al post precedente. Merita, se non altro per aver barattato una cena e due fiori con un rene.
L'anno a cui sono più affezionata, per ora, è il 2005. E sono un pò preoccupata perchè adesso non mi sta funzionando il tasto suprimir il chè significa che bisogna andare alla fine di tutto, mentre rileggi, se vuoi cancellare qualcosa, e tornare indietro. Significherà qualcosa? Si, che ho perso la mano con windows. Bye bye uncle Bill. ¡Toma! E ora la cinica torna a nascondersi nella tasca della felpina verde col gatto e torna a scrivere l'incrollabile sentimentale che ascoltando head over feet cerca significati reconditi e segni e segnali nell'ora del cellulare o nei colori del semaforo.
Dicevo.
È stata una bella giornata. In fondo. Si dice in fondo perchè si può dire solo in fondo alla giornata che è stata una bella giornata. In compenso non è affatto un bel periodo. Ma tanto. Ma tanto ripenso un attimo al 2005, che non sembrava per niente un bell'anno e poi però all'improvviso ha preso tutta un'altra piega ed ha finito per essere un anno pieno di momenti duri e decisioni difficili ma anche un anno di chiusure, di viste dal fondo, dalla fine del testo quando stai decidendo cosa cancellare e visto dal 2008 v'assicuro che è stato il miglior anno della mia vita. Per ora.
Ma se ti portano in un ristorante che si chiama indochina che ti devi aspettare?
Vado va, che ho accumulato il ritardo sufficiente per una diva.
È la notte più corta dell'anno e ne è passata quasi la metà. Dunque a certe domande non si risponde anche se c'è risposta, no? E se la smettessi una volta buona di terminare ogni frase con un interrogativo forse mi sentirei più tranquilla, e non sempre sull'orlo di una risposta che non arriva perchè non possono esistere tante risposte quante domande se è vero che le domande sono infinite. E intanto fuori piovono botti e petardi a raffica che sembra capodanno, ma c'è da dire anche che mi sono stancata di avere risposte sparse nella borsa capiente e cercarne le domande qua e là mentre mi arrampico su una moto o scendo le scale antincendio per non aspettare l'ascensore.
E così, oggi, nella notte più corta dell'anno che sta quasi per finire, non mi chiedo niente e niente dico. S'aspetta domani. Si sta e si va. Così si sta..va.
e così la spagna ci ha vinto ai rigoriri. dite quel che volete ma avrei preferito una bella vittoria rotonda invece che farci parare due rigori e ancora dite quel che volete ma domani tocca andare a lavoro e io vivo in spagna, mi pare.
almieno il tempo pare sia più clemente stasera e sto per chiudere la finestra ché sento quasi fresco.
Has recibido un nuevo mensaje etc etc etc
Ma anche basta. Mi rendo conto che ho serie difficoltà a pensare a me stessa con serenità, e ancora una volta agirò da testa dura quale sono e probabilmente ancora una volta sbaglierò io. Sbaglierò. Ma bisogna provare.
Dice: è che io non riuscirei a parlare di me, mi sentirei senza protezione. Dico: protezione da cosa? E pensaci bene che poi mi rispondi. Che in fondo non c'è niente da nascondere se prima non hai deciso bene cos'è che fa male. E il problema è questo: che ancora non l'ho deciso nè capito, io, cos'è che mi fa male. Perciò venga quel che venga, che prima o poi lo dovrò sapere. Gli arti me li sento ancora tutti però.. , Niente è come sembra e molto poco cambia. Di tutti quelli che leggono questo blog forse oggi qualcuno capirà qualcosa in più, ma qualcosa di poco, o di poco conto, ché son sempre io e scrivo sempre così, che non si capisca nulla...
E buonanotte.
parole paure racconti e stai tranquilla e vedrai che...e il tempo scorre veloce e non me n'ero accorta e penso che non dovrei aiutare nessuno e in fondo nessuno dovrebbe essere aiutato ma almeno dovrebbe sapere. Questo mi ha detto: se solo sapesse. E invece non sa e non vuole sapere e il tempo scorre ancora più veloce adesso e lo spazio è sempre più ristretto, claustrofobico, una gabbia silenziosa e mi vengono in mente solo parole d'una altra lingua per descrivere tutto questo e quello che sento io può venir fuori in tante lingue diverse ancora e la conclusione sarebbe ancora, sempre e solo una. Sono figlia di avverbi di tempo che mi hanno abbandonata appena nata sul ciglio del mai e da tutta la vita lotto contro l'impossibile. Mai non esiste, esiste un prima o poi. Luchadora. Luchadora mi dice e sento con tutti i muscoli tesi che ha ragione, sbuffo dal naso come un toro e penso che non può essere una lotta faccia a faccia e nemmeno un duello all'ultimo sangue. Non può essere che lo prenda a braccia e lo trascini fino alla fine di questo corridoio perchè la fine non la vedo neanch'io. Ma non la vedo perchè la luce mi acceca e la luce è già qui. Se solo trovassi la maniera di aprirgli gli occhi.
Un altro venerdì. E non andiamo più a dormire dicendoci: 'un giorno in più che è andato?' - 'uno meno!' e forse neanche mi manca ché non abbiamo mai completato uno le frasi dell'altro. E però sono io la luchadora e io forte e io decido e io dovrei andare e non posso ma ho detto che voglio e so che lo devo fare e so che fuori piove di nuovo e l'estate non arriva ma che dici l'estate è questa, con le piogge tropicali all'improvviso e il caldo agobiante, hai solo sbagliato posto. Che farai?
Il problema dev'essere lo specchio. È che qui mi sento più io, malgrado me.
ensayo de mudanza (prove di trasloco)
non so perchè ma dicono che talvolta è necessario fare cambiamenti nella vita, cambiamenti di una certa portata.
Ricordo a Poto che qui è in buona compagnia, quella di Ghirigò. Oltre al Freak che pure se è rimasto a napoli (o dovunque sia, che io non lo so...) ogni tanto si affaccia e commenta in forma anonima ma inconfondibile.
Goreka poi è sempre Carmen, sempre a Barcelona e sempre presa dalla taranta. Ma ricordiamoci pure che la taranta è un palo del flamenco, quindi occhio. E si, continua a scrivere cose che non si capiscono ma secondo me e secondo lei va bene così. Non che siano d'accordo col giudizio estetico-letterario di Poto ma sono contente così, di quello che scrivono qua sopra prendendo spunto da parole sentite qua e là e pezzi di cuore che s'affacciano in gola alla rinfusa. E vi do un elemento vecchio ma rinnovato: la pluralità.