Utenti connessi cada dia más freaky, pero siempre goreki
martedì, luglio 08, 2008

è la terza volta in ventiquattro ore che mi succede la stessa cosa. la situazione è la seguente:


- ciaooo! come stai? quanto tempo! che fai?


- ciaooo! si quanto tempo! sto bene, faccio questo e questo e quest'altro ma è una lunga storia..e tu?


- bene bene, sto qui, stavo lì ma poi sono andato/a là e adesso sto qua..ma è una lunga storia


coro: ..è una lunga storia, te la racconto volentieri di persona davanti a (a scelta cronologica):


un caffè


una sangria


un gelato


Mò chi scelgo? Quello del gelato, obviously.


Sarà che le storie sono più appassionanti, o interessanti, o vive, quando te le raccontano di persona. Sarà che con i tre di cui sopra c'è in comune un luuungo passato di storie scritte da altri in libri interminabili che ci impedisce adesso di metterne un'altra in caratteri tahoma o times new roman occidentale e ci spinge invece a sentire, una volta tanto, una storia che possiamo capire perchè finalmente raccontata a viva voce. Il passato fatto di storie di bambini e donne e popoli senza voce ci ha lasciato forse qualcosa in più che un pezzo di carta e una targhetta rossa, la voglia di capire a fondo frustrata dalla mancanza di interlocutori ci spinge adesso a volere a tutti i costi il contatto diretto con chi la racconta, la storia.


O forse, siamo tutti e quattro ancora, e sempre, disperatamente pigri.


 

postato da: goreka alle ore 15:58 | link | commenti (4)
categorie:
lunedì, luglio 07, 2008

si chiama mara e mi racconta più di trecento anni di storia della musica. io intanto sfido ogni superstizione e mi taglio i capelli in un bel giorno di luna calante. per giunta me li taglio male. Probabilmente è colpa dell'ascolto frammentato del minuetto di boccherini, troppo brio e troppo nulla all'improvviso, e troppi corsivi in questo post e troppe pinze in testa per mantenere insieme il soqquadro che ho creato. Ma l'ho fatto apposta, mi sono tagliata i capelli a scale un pò per omaggio alla musica, un pò per pigrizia, e soprattutto un pò per poter usare questa parola imparata in seconda elementare che non avevo mai avuto la sventura di poter usare degnamente. Ora si, vi annuncio trionfante sull'aria di una romanza di Mozart che ho la testa a soqquadro.
postato da: goreka alle ore 20:10 | link | commenti (1)
categorie:
domenica, luglio 06, 2008

...cos'è dunque che ci lega ai luoghi? L'odore di legno secco degli armadi chiusi per anni? Le foto antiche che prendono consistenza nella stoffa dello stesso vestito? Il tatto o l'olfatto ricordano più che la mente? Il ricordo del suono d'uno strumento smarrito? Forse. E intanto richiudo il vecchio armadio e penso cose vecchie e nuove e che tutto cambia e che una casa è una casa mentre le persone, invece..solo foto rimangono? Solo le persone? Le voci lontane che ti sembrano sempre uguali ma nel tempo son cambiate pure loro, lì, all'altro capo lontanissimo del filo del telefono? Cosa rimane se non vuoi?




Dice: che brutta la foto che hai messo. Sembra che hai gli occhi brutti e invece li hai belli. Mah dico. Occhi stanchi? Chissà, forse.

postato da: goreka alle ore 10:34 | link | commenti (1)
categorie: io , avverbi di tempo
giovedì, luglio 03, 2008

Ci sono giorni che se riesco a evitare tutti gli specchi posso vedermi in quelli veri, quelli che ti guardano con occhi lucidi di ammirazione o con la bocca aperta di sorpresa o tendendoti la mano pieni di riconoscenza o salutandoti con un bacio a schiocco tutti i santi giorni. E insomma, mi sa che sono una bella persona, come si usava dire tempo fa. E così evito lo specchio e mi sento bene lo stesso pure se sento che la gonna non è in perfetto ordine e figuriamoci poi i capelli o il trucco che me lo sento proprio che è tutto sceso sotto agli occhi modello panda. Ma tanto. Ma tanto faccio cose, penso cose, dico cose. Ma tanto intanto sono qualcosa e qualcuno lo sa, aunqué no sepa bien bien qué. Prova a comprarmi con la cioccolata ma gli dico che non basta e allora demorde. Che peccato. Con lo que me gusta a mí, la cioccolata. Ma forse davvero non era abbastanza. E forse non c'era bisogno di dire e non s'è detto che tanto m'ha comprata già, tempo fa, con questa specie di tango di parole e una rosa rossa immaginaria donata con le mani vere che pure non si sfiorano e però...e però gli occhi e però non ti dico e però mi nascondo e però ti cerco e però chiamami e però non ti rispondo e poi però ti chiamo e però è troppo lungo tutto sto tempo da aspettare. Quanto mi vuoi far aspettare? Io non voglio far aspettare te, voglio aspettare e basta. Aspettare che? Ma perchè ci dev'essere sempre un complemento oggetto? Perchè c'è, pure se non si dice. Voglio aspettare le parole le mani gli occhi la rosa vera che vuoi aspettare? Una cena e tanta gente e scusami ma scappo via che ho paura e non voglio sfidare la vita e chissà cos'è tutto quel che ho e però intanto vado e tu vuoi seguirmi? Vuoi? Tu? Seguimi, seguimi. Seguimi, venga con me. E no no no, non vengo no. Vada lei.
postato da: goreka alle ore 19:38 | link | commenti (1)
categorie: barcelona, io , avverbi di tempo
mercoledì, luglio 02, 2008

..e proprio perchè sono tutti uguali, forse, non voglio lasciare niente a nessuno. Tutto a me, tutto per me. C'è quella scena di Amélie dove il bambino per raccogliere tutte tutte le biglie alla fine le perde perchè si rompe la tasca troppo piena...io sono così, e mi sento continuamente come se la tasca fosse sul punto di rompersi eppure non riesco a smettere di raccogliere biglie, un'altra e un'altra ancora. Tutto a me, tutto per me. Lascio che non ci sia spazio per niente. Neanche per capire. Nada bueno nada nuevo.

postato da: goreka alle ore 21:50 | link | commenti
categorie: barcelona, io , avverbi di tempo