..migas y pestañas..
è la terza volta in ventiquattro ore che mi succede la stessa cosa. la situazione è la seguente:
- ciaooo! come stai? quanto tempo! che fai?
- ciaooo! si quanto tempo! sto bene, faccio questo e questo e quest'altro ma è una lunga storia..e tu?
- bene bene, sto qui, stavo lì ma poi sono andato/a là e adesso sto qua..ma è una lunga storia
coro: ..è una lunga storia, te la racconto volentieri di persona davanti a (a scelta cronologica):
un caffè
una sangria
un gelato
Mò chi scelgo? Quello del gelato, obviously.
Sarà che le storie sono più appassionanti, o interessanti, o vive, quando te le raccontano di persona. Sarà che con i tre di cui sopra c'è in comune un luuungo passato di storie scritte da altri in libri interminabili che ci impedisce adesso di metterne un'altra in caratteri tahoma o times new roman occidentale e ci spinge invece a sentire, una volta tanto, una storia che possiamo capire perchè finalmente raccontata a viva voce. Il passato fatto di storie di bambini e donne e popoli senza voce ci ha lasciato forse qualcosa in più che un pezzo di carta e una targhetta rossa, la voglia di capire a fondo frustrata dalla mancanza di interlocutori ci spinge adesso a volere a tutti i costi il contatto diretto con chi la racconta, la storia.
O forse, siamo tutti e quattro ancora, e sempre, disperatamente pigri.
...cos'è dunque che ci lega ai luoghi? L'odore di legno secco degli armadi chiusi per anni? Le foto antiche che prendono consistenza nella stoffa dello stesso vestito? Il tatto o l'olfatto ricordano più che la mente? Il ricordo del suono d'uno strumento smarrito? Forse. E intanto richiudo il vecchio armadio e penso cose vecchie e nuove e che tutto cambia e che una casa è una casa mentre le persone, invece..solo foto rimangono? Solo le persone? Le voci lontane che ti sembrano sempre uguali ma nel tempo son cambiate pure loro, lì, all'altro capo lontanissimo del filo del telefono? Cosa rimane se non vuoi?
Dice: che brutta la foto che hai messo. Sembra che hai gli occhi brutti e invece li hai belli. Mah dico. Occhi stanchi? Chissà, forse.
..e proprio perchè sono tutti uguali, forse, non voglio lasciare niente a nessuno. Tutto a me, tutto per me. C'è quella scena di Amélie dove il bambino per raccogliere tutte tutte le biglie alla fine le perde perchè si rompe la tasca troppo piena...io sono così, e mi sento continuamente come se la tasca fosse sul punto di rompersi eppure non riesco a smettere di raccogliere biglie, un'altra e un'altra ancora. Tutto a me, tutto per me. Lascio che non ci sia spazio per niente. Neanche per capire. Nada bueno nada nuevo.