..forse è meglio riporre le forbici lasciate sul comodino, che mi pare attraggano la negatività, o forse è meglio lasciarle fuori, perchè rimangano lì come un guardiano silenzioso e diano una taglio al filo di eventi brutti brutti di questi giorni. Forse. E pensa intanto che è colpa di quest'eterna indecisione se finisce nei tunnel di momenti neri e idee paranoiche e sindromi di persecuzione e paura e attesa spasmodica della soluzione dall'alto che scenda come un raggio di sole tra le nubi nere. Tanto sa che non accadrà ed è arrivato l'inverno e si prepara al peggio e sa bene che, pure questa volta, è rimasta vittima di se stessa. Sa che quello che ci vuole è un cambiamento, aria nuova...o aria soltanto.
..e così dopo un pò di decine d'ore che ci rimuginava su, aprì splinder e decise che si, in fondo poteva anche scrivere, anche alle ore di notte in cui uno deve dormire, anche con la tastiera dai piccolissimi tasti bianchi che impedisce la corretta digitazione...si dice digitazione? anche dalla posizione scomoda della testa appoggiata tra il cuscino e la parete e il corpo disteso lungo un angolo troppo ottuso per essere comodo.
E, dicevo, cominciò a scrivere. Si ricordò che lo chiamavano Rione Cassandra e le era piaciuto tanto il nome ma poi il quartiere non erano che poche case e campagna e un accenno di collina e una stazione radio piantata là in mezzo al nulla e ancora campagna strette stradine asfaltate e biciclette sgangherate semiabbandonate. Però le era sembrato romantico ed enigmatico il nome. E rimase delusa, dicevo, ma se ne accorse soltanto giorni dopo, quando ormai lo raccontava e la descrizione dei luoghi non corrispondeva più a nessuno stato d'animo speciale. E mentre ricordava di nuovo le sembrò che fosse un nome speciale, malgrado tutto, e uno stato d'animo speciale malgrado o forse proprio grazie allo squallore, e coi suoi capelli speciali allora aveva deciso che era bello. E stasera se lo ricorda esattamente così: speciale, coi riccioli scuri e gli occhi lucidi e le labbra carnose.
Chè poi tutto passa e il ricordo può essere speciale oppure no ma non bisogna mai prendere posizione quando si ricorda. Devi essere spettatore paziente e farti trascinare piano piano dalla brezza e dagli odori e dalle consistenze del passato dei luoghi delle persone dei vestiti delle parole dette piano delle traduzioni da altri idiomi lontani e sconosciuti...devi accettare la confusione, il non riuscire a collocare gli eventi in un preciso punto geografico e storico...quando l'ho dato quel bacio? a chi s'intitolava quel ponte? che t'importa? non le senti ancora adesso le ali di farfalla nello stomaco? di chi erano quelle labbra? e che importa...non le senti le ali....questo rimane...rimane, questo. Rimane.
dovrei scrivere ma ultimamente ho solo voglia di leggere.